Quanto incide l'andamento del PIL sulla tua pensione?

L’evoluzione del PIL incide, in misura rilevante, sull’ assegno pensionistico che incassiamo ogni anno

Dal 1995, la pensione del lavoratore viene calcolata interamente con il sistema contributivo, quindi la somma dei versamenti ogni anno è rivalutata in base al tasso di capitalizzazione, che ha assunto un ruolo chiave, tanto più alla luce del consistente allungamento dell’arco di vita lavorativa imposto dalle riforme previdenziali succedutesi in Italia dallo stesso anno.

Il tasso annuo di capitalizzazione è pari alla variazione media quinquennale del Prodotto Interno Lordo (PIL) nominale, appositamente calcolata dall’ Istat, con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare. In parole semplice, questo tasso misura quanto è cresciuta l’economia italiana nei 5 anni precedenti. 

La pensione è data quindi dalla sommatoria dei contribuiti versati nel corso della vita lavorativa, il montante contributivo, il quale viene rivalutato annualmente in base all’ andamento della crescita nominale del PIL degli ultimi cinque anni (il tasso annuo di capitalizzazione). I contributi sono poi moltiplicati per il coefficiente di trasformazione stabilito dalla legge in base all’ età del soggetto al momento del pensionamento.

Se il montante cresce, la pensione cresce; se invece il montante decresce, la pensione diminuisce.

Sul finire di ogni anno, l’ISTAT comunica il valore del tasso annuo di capitalizzazione ai fini della rivalutazione dei montanti contributivi. Come si può notare dal grafico sottostante, il tasso di capitalizzazione dal 2008 ad oggi è sceso notevolmente.


Fonte: IlSole24Ore- https://www.ilsole24ore.com/art/istat-pil-dell-italia-cala-128percento-secondo-trimestre-ADnbo4l

Secondo il Sole24Ore “il PIL italiano non aveva mai registrato un calo così consistente dal 1995”, infatti la variazione acquisita per il 2020 è stata pari a -14,7%.

La grave recessione economica post – Covid colpirà chi andrà in pensione nei prossimi anni. Il crollo del prodotto interno lordo avrà infatti conseguenze negative sulla rivalutazione del montante contributivo (per i versamenti dal primo gennaio 1996 in poi) alla base del calcolo dell’assegno. 

I dati di Progetica, sono preoccupanti: un trentenne di oggi dipendente rischia di ricevere un assegno previdenziale più basso del 20-30 % per questo motivo, complice la deflazione. Sempre secondo la stessa Società di consulenza, per poter avere almeno il 90% del proprio stipendio, un 35enne, con un reddito annuo netto di 1.400 euro, dovrebbe versare in previdenza integrativa 85 euro.


Fonte: Progetica - https://www.progetica.it/post_rassegna_stampa/pensioni-obiettivo-90/

Per far fronte a questa decrescita dell’economia è necessario risparmiare fin da ora, perché prima inizi, meno dovrai risparmiare per poter smettere di lavorare. La previdenza sociale non sarà sufficiente a garantirti lo stesso stile di vita di ora, perciò è necessario che tu ti prenda cura della tua futura pensione subito!

Il consulente finanziario è in grado di guidarti con la soluzione più adatta a te, aiutandoti nella pianificazione del tuo budget ed indirizzandoti alle migliori opportunità per la tua pensione. 



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Enrico Zuccato

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